Villa Barbarigo di Valsanzibio

Che cos'è un burchiello? E' un'imbarcazione a fondo piatto, a remi, destinata al trasporto di persone. E' tipica dell'Italia nord-orientale: così, come le ville piemontesi o lombarde avevano l'ingresso per le carrozze, in molte ville venete c'è l'attracco per il burchiello. Un bell'esempio si ha a villa Barbarigo che adesso si chiama Pizzoni Ardemani, a Valsanzibio di Galzignano. Nei secoli passati, gli ospiti potevano arrivare via acqua da Padova o Venezia e attraccare nei pressi di uno dei due grandi tracciati che spartiscono il giardino intorno alla villa. L'edificio e il giardino sorsero nel Cinquecento, e furono modellati nell'aspetto attuale intorno alla metà Seicento, soprattutto per volontà di Antonio Barbarigo, che nella villa soggiornò a lungo per sfuggire alla peste che decimava Venezia. Da allora è cambiato poco o nulla: un pregio ulteriore, per quella che è definita "perla degli Euganei".
Già la collocazione geografica equivale a una scenografia naturale: una vallata verde, in un anfiteatro naturale alla base dei monti Berici. L'intervento dell'uomo ne ha valorizzato le prospettive, creando due assi principali. Il primo, delimitato da grandi siepi sempreverdi potate alla perfezione, conduce alla facciata della villa e quindi si prolunga dietro di essa, con un viale di cipressi che si inerpica sulla collina. Il secondo asse, che da un lato ha l'attracco per le imbarcazioni, si pone ad angolo retto con il primo, ed è disegnato da una successione di vasche e peschiere rettangolari collegate da piccole cascate e alimentate da una sorgente naturale che si trova sul vicino colle Obieso. A un'estremità si trova il Bagnodi Diana: un padiglione barocco, dedicato alla divinità della caccia. Il terreno rispetta l'andamento naturale de rilievo, che è dolce e privo di asperità. Ne ha però conservato il profilo, e in questo il giardino veneto è assai diverso da quello toscano, dove la salita è livellata in terrazze e gradoni.
Per i visitatori, le sorprese sono innumerevoli: il grande labirinto verde, la galleria dei carpini, i viali, le aiuole fiorite, i giochi d'acqua, le statue. E ancora: le grotte, il boschetto, le piante secolari, i vasi con gli agrumi. C'è, addirittura, l'isolotto dei Conigli che, oltre alla bellezza, aveva in passato anche uno scopo pratico: vi si allevavano conigli in semilibertà, al riparo da ogni predatore e nell'impossibilità di scappare (il coniglio beve di rado: altro che nuotare!). L'invenzione' ha radici antiche: è una rivisitazione in chiave moderna dei leporarium che non mancava mai nei giardini della Roma imperiale.
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